il nostro dialetto

 

 

PRESENTAZIONE

 In questo ultimo anno, i ragazzi hanno completato una ricerca sulle origini della lingua italiana, programmata nel corso dei tre anni con 1 ora settimanale nei primi due anni, e durante le ore pomeridiane nel terzo anno. Hanno realizzato, infine, un glossario linguistico dialettale.

I ragazzi hanno così appreso che il dialetto non è qualcosa di “volgare”, né peggiore della lingua nazionale, ma semplicemente una lingua parlata da un numero ristretto di persone che con essa si identificano.

Linguisti insigni come “Giacomo Devoto e Tullio De Mauro” hanno da sempre proposto non la sostituzione del linguaggio dialettale, ma il suo sviluppo e approfondimento, parallelamente allo sviluppo e all’approfondimento della lingua nazionale. Ciò potrebbe risultare piuttosto arduo, in quanto presuppone che ogni docente debba possedere in modo chiaro particolari competenze sulla natura e sulle funzioni del dialetto di appartenenza, nel contesto nel quale opera.

Wittgenstein affermava che: “Per ogni individuo il dialetto è come passeggiare, mangiare, bere e giocare”. Ecco perché tutti i ragazzi hanno partecipato con grande divertimento, ma, soprattutto, con impegno per portare a termine la suddetta attività di ricerca;  hanno giocato lavorando e/o lavorato giocando.

Il lavoro realizzato non vuol essere o apparire come qualcosa di esclusivo, ma semplicemente deve essere letto come una delle tante attività svolte, con grande sforzo, nell’arco di un triennio.

Il varapodiese come tutti i dialetti ha una sua storia, una sua tradizione letteraria che può essere compresa solo riportando alla luce e trascrivendo quanto le generazioni passate hanno tramandato oralmente alle presenti e future generazioni.

I ragazzi hanno capito quanto sia stato importate recuperare tutto ciò che fa parte del nostro passato, anche se scrivere in dialetto è stato alquanto difficoltoso;  tuttavia, lo hanno fatto divertendosi.

La pubblicazione di tale lavoro vuole rappresentare una testimonianza e un ricordo degli anni trascorsi nella scuola media.  

Un grazie a tutti i miei allievi.

                                      L'insegnante di lettere

                                   ANGELA RACO

 

 LA PAROLA AI RAGAZZI

Noi ragazzi nell’anno scolastico 2004/2005 abbiamo svolto una ricerca sulle parole del nostro dialetto; pur parlando, anche in dialetto, ci siamo resi conto che molti di questi termini per noi ragazzi sono ormai desueti in quanto tendiamo ad italianizzare sempre di più la lingua dei nostri nonni.

Le fonti per la nostra indagine,  sono stati proprio loro, i nostri nonni e altri parenti, i quali ci hanno riferito oltre ai termini, anche il significato. 

Abbiamo cercato di fare un’analisi morfologico-fonetica confrontandoci, anche, con i suoni della lingua italiana; infine, abbiamo realizzato un piccolo vocabolario dialettale.

In questo lavoro, noi ci abbiamo creduto, perché riteniamo che nel dialetto si trovano le radici e la cultura di una comunità come la nostra, nella quale  tuttora ci identifichiamo. Ci siamo riusciti o no!? Noi abbiamo tentato. Chissà in futuro cos’altro si potrà realizzare?

 

analisi morfologico-fonetica

Dall’analisi dei termini presi in esame, abbiamo riscontrato che: vi è una maggiore presenza di vocaboli che iniziano con la consonante C, S, M,; pochi sono i termini che iniziano con le consonanti B, F, G, L, N, P, T; pochissimi sono i termini che cominciano con la A, D, H, J, Q, V, Z Per quanto riguarda l’uso delle vocali, non abbiamo rilevato parole che cominciano con le vocali “E, I, O, U”. La mancanza di termini che iniziano con vocali è dovuta, verosimilmente, al fatto che, nelle parole del nostro dialetto queste cadono e sono sostituite dalle varie consonanti come ad esempio - imbuto, insieme, animale – che diventano ‘mbutu, ‘nzemi e ‘nimali.  La caduta della vocale, è da rilevare, viene trascritta con un apostrofo.

I suoni aperti

Nella nostra lingua sono presenti suoni non chiari, suoni aperti e suoni duri molto spesso marcati dalla presenza della doppia consonante ad inizio di parola. Dopo un’attenta analisi, abbiamo cercato di identificarli realizzando quanto segue:

Abbiamo pensato di spezzare il digramma SR – TR - SC con la consonante H, per creare il suono della parola – shracoijatu - thrappitu  e nashcija, e non sracoijatu – trappitu e naschia. Infatti, quest’ ultima la trascrizione ci allontana dal suono dialettale e si avvicina al suono  della lingua italiana.

La consonante - C in dialetto si trasforma nella consonanteS- o nel digramma –SC- (brace, brascj; braciere, brasceri).

Una delle caratteristiche principali è che molti termini hanno doppia fonetica; ciò può essere osservato prendendo in considerazione i termini su citati (brasceri e braseri).

Poiché il dialetto locale è stato, quasi sempre, tramandato oralmente, non è stato possibile risalire all’ etimologia dei termini; supponiamo e riteniamo che la colonizzazione greca abbia influenzato l’evoluzione del nostro linguaggio dialettale.  

 Per quanto riguarda la J, dobbiamo dire che essa è molto presente nel nostro dialetto; essa crea i suoni aperti con i dittonghi. Dalla lettura delle parole analizzate, abbiamo pensato di spezzare i dittonghi con la lettera J, per ottenere il suono aperto ija, eji, eju, eja, ijo, presenti nelle parole come burreja, caiju, maija ecc.. Altrimenti, secondo noi, verrebbe letto burreia, caio, ecc.. diversamente dal suono dialettale. 

Un’altra particolarità che abbiamo riscontrato è la sostituzione della lettera L con la lettera – R come nelle parole: balcone – poltrone (nel senso di sfaticato)- che diventano  barcuni  e putruni.

 

Il verbo

In dialetto, le coniugazioni italiane are, ere, ire, si traducono sempre con ari- iri. Nei verbi dialettali che terminano in ari le desinenze sono, nella maggior parte dei casi: -u persona singolare; -i- persona singolare; -a- persona singolare; - amu- persona plurale; -ati persona plurale; -anu persona plurale. Nel caso del verbo “cantari”, ad esempio, avremo: jieu cantu, tu canti, diju canta, nuij cantamu, vuij cantati, diji cantanu.

Nei verbi che terminano in iri nella maggior parte dei casi le desinenze sarannou- persona singolare; -i- 2ª persona singolare, - i - 3ª persona singolare; imu persona plurale; - iti - persona plurale; - unu - 3ª persona plurale. Nel caso del verbo “partiri”, ad esempio, avremo: jieu partu, tu parti, diju parti, nuij partimu, vuij partiti, diji partunu.

 Nel linguaggio dialettale parlato, spesso si usa il passato remoto anziché l’imperfetto e il presente, al posto del futuro. Inoltre non vengono utilizzati gli altri tempi dell’indicativo quali: passato prossimo, trapassato remoto, futuro semplice e anteriore. Poco usato è l’imperfetto. Si usa il condizionale presente, anziché il congiuntivo presente. Molto utilizzati sono le forme verbali costruite con il gerundio e con l’infinito.  

  

GLOSSARIO

Il piccolo glossario è stato impostato su fogli di calcolo, denominati ognuno con la lettera dell'alfabeto e, infine, l'ultimo foglio di calcolo è dedicato ai modi di dire.

  GLOSSARIO DELLA LINGUA VARAPODIESE

                                                                                 

 

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