11 novembre  2008  
 
 
   Oppido/ Continuano i tentativi di bloccarne la chiusura
Ospedale, venerdì sit-in di protesta a Reggio davanti Palazzo Campanella

A difesa del presidio, tra gli altri, l'on. Laganà Fortugno e i consiglieri regionali Vilasi, Sarra, Nicolò

 

Il tavolo della sottoscrizione della petizione


 Vincenzo Vaticano


OPPIDO - Si susseguono numerose le iniziative intraprese a difesa del locale nosocomio. In paese si respira aria pesante e c'è evidente mobilitazione anche alla luce della comunicazione inviata ai dirigenti sanitari interessati dal direttore sanitario dott. Enzo Rupeni, circa la necessità di «procedere in tempi brevissimi all'attuazione del piano di riordino e razionalizzazione dell'offerta ospedaliera nella Piana, a partire dall'ospedale di Oppido Mamertina», rispetto a cui si attende «entro il 20 p.v. apposito piano operativo con cronoprogramma dei trasferimenti delle attività».

Mentre tutti gli amministratori comunali, con in testa il sindaco Giuseppe Rugolo, si stanno freneticamente adoperando per scongiurare l'attuazione dei provvedimenti disposti dall'Asp 5 che, di fatto, porterebbero alla definitiva chiusura dell'ospedale montano, il comitato spontaneo dei cittadini oppidesi si sta muovendo in varie direzioni.

Oltre a preannunciare per venerdì un sit-in a Reggio davanti a Palazzo Campanella, il comitato (tra cui Vincenzo Barca, Carlo Frisina, Tita Russo, Antonio Loria) ha avviato la raccolta di certificati elettorali con contemporanea sottoscrizione di una petizione da presentare al prefetto. «Cittadini – si legge nella petizione –, da mesi ormai il nostro ospedale è al centro delle più assurde contese amministrative che coinvolgono la nostra regione. Da diverso tempo stiamo assistendo da spettatori scomodi ai vari provvedimenti che chiedono con insistenza la chiusura del presidio ospedaliero di Oppido. Da ultimo il provvedimento della Direzione sanitaria con cui la commissione straordinaria, sulla base delle direttive dell'assessorato alla Sanità, intende procedere al piano di riordino e razionalizzazione dell'offerta ospedaliera, che tradotto in altri termini significa concretamente chiudere l'ospedale». Inoltre, nella petizione vengono illustrate le conseguenze «vergognose e nefaste» di tale provvedimento per i cittadini dell'hinterland aspromontano «poichè è impensabile che con una viabilità fatiscente, da terzo mondo, i cittadini di tutti i comuni viciniori in caso d'urgenza possano spostarsi in tempi brevi verso il nosocomio di Polistena, per essere curati tempestivamente».

Intanto, nette prese di posizione contro lo smantellamento dell'ospedale di Oppido sono state manifestate, con argomentate dichiarazioni, da diversi esponenti politici quali l'on. Maria Grazia Laganà Fortugno e i consiglieri regionali Gesuele Vilasi, Alberto Sarra e Alessandro Nicolò. Quest'ultimo, condividendo le preoccupazioni del coordinamento cittadino, con un'interrogazione al presidente della Giunta regionale ha, tra l'altro, sostenuto che la riorganizzazione dell'attività dell'ospedale di Oppido «non può essere attuata se non prima si dà corso al nuovo Psr». Gesuele Vilasi, dopo varie considerazioni, scrive che è bene ricordare che quello di Oppido è stato dichiarato "ospedale di montagna" e, in virtù di tale denominazione, avrebbe dovuto essere preservato. Per Maria Grazia Laganà il nosocomio oppidese rappresenta una struttura insostituibile «un ospedale di frontiera» che andrebbe semmai valorizzato. Infine Alberto Sarra afferma che «l'ospedale di Oppido è l'unica valida alternativa per i residenti del territorio sino alla creazione del "nuovo ospedale della Piana"».

 

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