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DIARIO

"ARIANOVA"- dicembre 96

VARAPODIO (Vincenzo Vaticano). Il 25 novembre del 1991 la Scuola Media Statale di Varapodio, dopo vari anni di travagliato iter burocratico, veniva intitolata ad uno dei figli più illustri cui, questo piccolo paese alle falde dell'Aspromonte tirrenico meridionale, abbia dato i natali: Raffaele Sammarco, poeta, letterato, maestro. L'importanza dell'evento, tuttavia, - a differenza di quanto avvenuto in occasione dell'intitolazione del locale Circolo didattico ad un altro "Grande" di Varapodio, il filosofo Giuseppe Villivà - non ha avuto la rilevanza che meritava poichè non è stato accompagnato da alcuna attività di rilievo culturale, o qualsiasi altra forma di manifestazione che di solito caratterizzano questi avvenimenti. Ciò è stato rilevato nel corso di una manifestazione culturale svoltasi presso la scuola il cui nome, appunto, ricorda l'eminente poeta e studioso, di cui, proprio questa'anno, per curiosa coincidenza, ricorre sia il 65° anniversario della morte che il 130° anniversario della nascita. Nell'occasione, è stato da molti auspicato che quanto prima sia effettuata formalmente ed ufficialmente l'intitolazione della scuola, programmando, contemporaneamente, le manifestazioni del caso per celebrare un varapodiese la cui poderosa statura culturale emerge in tutta la sua portata se si analizza, anche in maniera sintetica, il profilo biografico. Sammarco nasce a Varapodio il 14 ottobre 1896 e muore a Reggio Calabria all'età di 65 anni (1931). Incomincia a scrivere versi da ragazzo, a comporre con facilità, quasi improvvisando, lunghi poemi. Plurilaureato e poliglotta fu acclamato ed ammirato per i suoi saggi poetici anche in latino, greco, tedesco, francese ed inglese. Dei suoi scritti poetici si ricordano "Poesie e prose varie" ( in "Lunedi della Gazzetta" sotto lo pseudonimo di Hierros), "Delicta Juventutis" ( poesie giovanili), "Carmina" (versi in latino), "Poesie" ( circa 70 sparse e pubblicate nel 1956 da Nicola Giunta). Particolarmente toccanti quelle composte in latino, inglese, e francese: "Reditus", "The first flowers", "Au soir". Grande interesse suscitò come giornalista nella sua veste di collaboratore della "Gazzetta di Messina", città nella quale risedette per molto tempo e nella quale, nella sua molteplice attività, fu animatore e fautore di molte imprese per la rinascita culturale. A Messina creò e diresse "L'Avvenire di Sicilia e di Calabria" e dopo il terremoto del 1908 diventa provveditore agli Studi per riordinare le scuole della città. Le sue poesie ed i suoi articoli vennero ricercati e letti da uomini insigni della letteratura e della politica: Giovanni Pascoli lo definì "il forte e pensoso Sammarco". L'esame delle sue opere lo consacra grande poeta. Afferma Nicola Giunta, nella prefazione al volume "Poesie di Raffaele Sammarco", "sbaglierebbe certo, chi volesse farsi di Sammarco, l'idea di un professore poeta, o di un insegnante che avesse fatto anche dei versi. No. Sammarco fu un poeta vero, uno di quei poeti a cui la natura fa il raro dono del canto, il che non è solo un fatto letterario........ Egli ebbe ingegno pronto e versatile, sensibilità viva e raffinata, mente elevata e colta, e oltre a una facilità di espressione, il dono dell'improvvisazione oratorica e poetica".
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